Patologie

Che cosa è la “spalla congelata”?

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La spalla si blocca, improvvisamente e non è possibile fare alcun movimento. Quella che viene comunemente chiamata spalla “congelata” è una patologia dovuta all’infiammazione della capsula articolare. Perché viene chiamata così e come si “scongela”, lo spiega il dottor Michele Verdano, specialista in ortopedia e traumatologia della spalla a Parma.

«La spalla “congelata” – spiega il dottor Michele Verdano, specialista della spalla a Parma – è caratterizzata da dolore acuto e incapacità ad alzare completamente il braccio. Il nome scientifico è capsulite adesiva, ma viene chiamata “spalla congelata” o “frozen shoulder” perchè l’articolazione diventa rigida, la spalla si blocca e la mobilità si riduce. Si tratta di una condizione che può insorgere anche in maniera improvvisa e spesso acuta: in un primo momento il dolore è intenso, mentre successivamente l’intensità del dolore diminuisce, consentendo di intervenire e recuperare parte della funzionalità e della mobilità articolare».

Quali sono le cause?

La spalla congelata può essere provocata da sforzi o da azioni ripetitive in cui il braccio viene tenuto a lungo in posizione elevata, come accade in alcune professioni quali parrucchieri o imbianchini, ma anche a causa di piccoli traumi. Esiste, inoltre, la possibilità che il “congelamento della spalla” sia associato a patologie metaboliche come l’ipotiroidismo e il diabete. «Per questa patologia – illustra il dottor Verdano – è nota un’associazione a processi autoimmuni, al diabete, alle malattie della tiroide, cardiache, morbo di Parkinson e a condizioni di depressione, ansia o forte stress. I pazienti generalmente più colpiti dalla spalla congelata – precisa lo specialista – sono donne di età compresa fra i 35 e i 55 anni».

Spalla congelata, come recuperare la funzionalità articolare?

La spalla congelata o capsulite adesiva è una condizione che può anche risolversi in modo spontaneo. La prima forma di trattamento è, in ogni caso, il controllo del dolore. «La terapia iniziale consigliata – dice l’esperto in ortopedia e traumatologia della spalla – è a base di cortisone per via orale e riposo del braccio. Per limitare il dolore è inoltre necessario che il paziente indossi un tutore e, volendo, è possibile anche sottoporsi a una terapia a base di correnti interferenziali, cioè una elettro-terapia che utilizza una corrente a bassa frequenza che penetra in profondità nell’articolazione». Appena possibile, la fisioterapia aiuta il recupero funzionale e la mobilità dell’articolazione. Meglio rivolgersi a un professionista ed evitare, almeno in una prima fase, stretching o esercizi di rinforzo scelti autonomamente. «L’obiettivo – conclude il dottor Verdano – è evitare che la spalla si irrigidisca ancora di più. In alcuni casi, tuttavia, se la fisioterapia non dovesse essere sufficiente e il dolore dovesse limitare le normali attività quotidiane del paziente, è possibile intervenire per via chirurgica effettuando l’artroscopia».

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Dottor Michele Verdano

Specialista in Ortopedia e Traumatologia della Spalla. Socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia della Spalla e del Gomito, ha pubblicato 14 lavori scientifici principalmente sulle patologie di spalla e, fino ad oggi, sono oltre 2.500 gli interventi alla spalla che ha effettuato, in prevalenza con tecnica artroscopica.

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